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Storia in serie #1: in principio fu "The Spot"

Storia in serie #1: in principio fu 
"The Spot"

Era il 1995. La Rete era neonata e i concetti di Web, e-mail e così via, ancora poco diffusi e non di dominio pubblico quanto lo sono oggi. Possiamo dire che era la parte world wide a non essere ancora sviluppata. La così detta net generation non ricorda quel mondo, senza
banda larga, senza Google, senza YouTube, senza Facebook e Twitter.
La net generation non può immaginare nemmeno nei suoi sogni più irreali un mondo senza cellulari con connessione a Internet, senza Google Maps per trovare una via o Shazam per recuperare il titolo di una canzone che ci si canticchia in testa.
Nel 1995, se non ti ricordavi il titolo di una canzone, dovevi sperare che la ripassassero per radio!
Eppure, in quel mondo che ora pare così lontano, remoto e quasi impossibile, c'era chi aveva già la mente nel futuro. C'era chi già credeva che il Web sarebbe diventato di dominio pubblico, uno strumento della quotidianità, della realtà lavorativa e un mezzo di intrattenimento. C'era chi aveva già capito che la Rete sarebbe stato il luogo della libertà d'espressione, della libera creatività, del mettersi in gioco.
Nel 1995 c'era chi parlava di webserie. In quel mondo oggi inimmaginabile in cui il World Wide Web stava muovendo i primi passi, Scott Zackarin, un giovane film-maker newyorkese, si era trasferito a Los Angeles, nella speranza di entrare a far parte del mondo del cinema attraverso la direzione di spot televisivi per la Fattal&Collins. Affascinato dal neonato Web, Zakarin trascorreva il suo tempo libero all’interno delle prime chat room assumendo, com'era e com'è tutt'oggi consuetudine, identità differenti a seconda dei diversi siti di chat.
La rivelazione che lo ha condotto a The Spot, quella che può essere considerata la prima webserie della storia, l'ha avuta una notte, svegliatosi improvvisamente dopo aver sognato una casa all'insegna del divertimento, in cui aveva incontrato tutti i personaggi da lui creati nelle diverse chat room.

“Last night I dreamt my most favorite idea ever [...]
a beach house in Santa Monica called The Spot, where five young L.A. types live”.



Ma, oltre al sogno, cos'ha spinto Zakarin a voler concretizzare quest’idea? La lungimiranza.
Zackarin aveva realizzato subito che le persone utilizzavano la Rete non solo per cercare informazioni e inviare e-mail, ma anche per trovare divertimento, intrattenimento e interazione. L'unico modo a disposizione per ottenere tutto questo dal Web, era rappresentato solo dalle chat room.
Con The Spot, “the first interactive episodic series on the world wide system connected computers, knowing as Internet”, ossia la prima opera interattiva serializzata e diffusa via Internet, Zakarin ha proposto un'alternativa per intrattenere, divertire e dare interazione su Web.
The Spot è stato paragonato dallo stesso Zakarin al reality show di MTV The Real World incrociato alla serie televisiva statunitense Melrose Place:


The Spot – The first serialized Virtual Reality. Real World meets Melrose Place [...]” 

ha scritto Zackarin la notte del sogno. Somiglianze che, ovviamente, vanno ricercate nella trama della webserie, fondata su vicende e amori giovanili.


Ma com’era strutturato The SpotLa casa vacanze era lo sfondo immutabile delle vicende dei protagonisti, giovani alla moda e attraenti, chiamati “Spotmates”, che pubblicavano quotidianamente le loro avventure in una sorta di diario online, al quale aggiungevano fotografie e contenuti video, creando qualcosa di simile a quello che sarebbe poi stato chiamato blog.
I fan, chiamati “Spotfan”, avevano l’opportunità di interagire con gli Spotmates e discutere con loro a proposito degli eventi più salienti. Grazie a quest’interazione, impensabile con i tradizionali mezzi di intrattenimento, il pubblico di The Spot diventava parte integrante della trama; gli autori avevano capito che l’interattività era il punto di forza del prodotto e incoraggiavano gli spettatori a pubblicare opinioni sulle bacheche – dette “Spotboard” – e a inviare e-mail ai personaggi, per esprimere le loro impressioni e dare consigli. 



I pareri del pubblico venivano utilizzati dagli scrittori per modificare la trama. Ed è grazie alla marcata interattività che The Spot ha avuto successo. Il numero di persone che quotidianamente si sintonizzava era incredibile, e lo è anche per gli standard odierni. Secondo lo stesso Zakarin, The Spot ha raggiunto, nel momento del suo culmine, le centomila visite giornaliere. Sebbene non si ci siano dati precisi, si tratta in ogni caso di cifre esorbitanti, soprattutto perché si riferiscono ai contatti ottenuti da un prodotto webseriale del 1995, che doveva anche fare i conti con una scarsissima qualità dei video, con le limitazioni delle connessioni dial up, ossia che utilizzavano la linea telefonica e, non da ultimo, con l’elevato costo dei neonati apparecchi per la navigazione in Rete, non alla portata di tutti. Le numerosissime visualizzazioni, dovute evidentemente all’ originalità dell’idea, hanno garantito a Zakarin un ulteriore primato; 






l’autore della prima webserie si è aggiudicato anche il primo Webby Award della storia, premio dedicato annualmente dalla International Academy of Digital Arts and Sciences alle eccellenze della Rete, e presentato per la prima volta proprio nel 1995, con il nome di Cool Site Of The Year.
Partendo da un folle sogno, Zakarin ha lanciato un nuovo genere di intrattenimento – il web episodic entertainment - che, dato il successo, è stato immediatamente copiato.

A dieci mesi dal debutto, la storia di The Spot ha però subìto un cambiamento di rotta. Nel 1996, infatti, Zakarin e i suoi compagni d’avventura hanno lasciato la Fattal & Collins, a cui hanno venduto The Spot.

La webserie ha continuato a essere online all'interno dell' American Cybercast (AMCY), il primo network non televisivo a fornire intrattenimento.

Sul network, The Spot era stata affiancata da altre due webserie, Eon-4 e The Pyramid, ma nel 1997, nonostante gli investimenti di sponsor di un certo calibro, una bancarotta ha messo la parola fine all’American Cybercast e, con lei, alla pioniera The Spot, che Zakarin aveva tentato di riacquistare. Nonostante l'eliminazione di  The Spot dal cyberspazio, gli Spotfan hanno continuato a parlare della webserie sui siti che le avevano dedicato e, come i Trekkies di Star Trek, hanno continuato a incontrarsi per l’anniversario della nascita di The Spot, dimostrando quanto il prodotto avesse conquistato l’audience della Rete.

Dunque, sebbene si sia cominciato a parlare di webserie solo negli ultimi anni, ora sappiamo che tutto è iniziato diciotto anni fa a seguito di un sogno che, unito a una brillante e lungimirante mente, ha dato vita a The Spot, la prima webserie, che ha aperto la porta del mondo webseriale, dando pionieristicamente inizio a quello che noi stiamo vivendo oggi.


(pubblicato giovedì, 13 giugno 2013)



Chiara Bressa,
World Wide Webserie / About Me
@Chiara Bressa



Qui vi propongo un video che ho scovato su YouTube e che racconta molto in breve di The Spot. Stay tuned folks!